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lunedì 28 maggio 2018

DONNA DISABILE DI 71 ANNI SOTTO SFRATTO, MA EQUITALIA PRETENDE 1 MILIONE DI EURO

La denuncia è partita dal figlio di una donna di 71 anni ex titolare di una sartoria: «Costretto a sistemarla nel mio camper. La porterò così davanti al municipio»



Equitalia pretende da lei oltre un milione di euro: 1.133.655,90 euro per la precisione. Tuttavia questa signora (il cui nome non viene divulgato per motivi di privacy) che a 71 anni ed era titolare di una sartoria oggi vive solo della pensione ed è in condizioni di salute molto precarie – per le quali assume fino a 30 farmaci al giorno.

La pensione non le consente di affrontare con serenità le spese quotidiane. Non è neppure in grado di pagare l’affitto e, anzi, grava su di lei un’ingiunzione di sfratto ormai in scadenza. Il prossimo 23 maggio lei e il suo compagno dovranno lasciare la casa al piano di sopra del capannone che un tempo ospitava la lavorazione sartoriale.

Ai tempi d’oro la sua sartoria, che riparava su misura capi d’abbigliamento firmato – Max Mara e Fendi per citare alcune marche –, dava lavoro a 20 persone. Ma negli ultimi anni l’attività, complice la crisi, si è ridotta inesorabilmente, fino a cessare. E Paola ora non può permettersi neppure le spese per le prassi burocratiche di chiusura.

Storie  di quasi ordinaria amministrazione purtroppo. Di questa triste vicenda ne ha parlato la Gazzetta di Reggio

Le cartelle di pagamento di Equitalia, o come si chiama ora "Agenzia delle Entrate-Riscossione”, sono un incubo ricorrente nella vita degli italiani. SDL Centrostudi, società bresciana esperta nel campo della lotta agli abusi bancari e degli agenti di riscossione ci spiega come si evita di incorrere in sanzioni più gravi come il pignoramento dei beni. 

lunedì 21 maggio 2018

I "FURBETTI" DI EQUITALIA

Equitalia, o per meglio dire Agenzia delle Entrate – Riscossione, si rivela sempre più una macchina spietata nata solo per estorcere soldi, senza curarsi minimamente delle condizioni personali di chi ha la sventura di ricevere una delle loro famigerate cartelle esattoriali.  Ma è in corso un accertamento perché pare bastasse pagare una mazzetta alle persone giuste e magicamente le cartelle esattoriali risultavano di importi inferiori, sparivano fermi amministrativi e gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate venivano annullati.




Una delle ultime vittime di questa macchina aspira soldi è un pensionato leccese al quale Equitalia avrebbe voluto pignorare la pensione di vecchiaia, pari a Euro 587,66 al mese. 

Tutto nasce, come ci si può aspettare, da una serie di cartelle esattoriali, che superano la spaventosa cifra di 143.000 euro. Per ottenere il pagamento delle cartelle, Equitalia aveva decretato il pignoramento del quinto della pensione, secondo quanto previsto dalla legge. La stessa legge che ha salvato il pensionato, dato che la pensione può essere pignorata solamente nella misura di un quinto di quanto rimane della stessa dopo avere detratto una somma pari all’assegno sociale aumentato della metà, ossia il cosiddetto minimo vitale impignorabile che, per il 2015, equivaleva ad Euro 672,78 (oggi è pari a Euro 679,50). E, come abbiamo visto prima, la pensione mensile è decisamente inferiore, e quindi non pignorabile. 

Equitalia però dovrebbe prestare molta attenzione a ciò che succede al suo interno, più che pignorare le pensioni illegalmente. 

ARRIVANO I "FURBETTI"

Dentro Equitalia Sud, la stessa che cercato di pignorare la pensione, bastava pagare una mazzetta alle persone giuste e magicamente le cartelle esattoriali risultavano di importi inferiori, sparivano fermi amministrativi e gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate venivano annullati. Una cartella esattoriale diventava di importo più basso, un fermo amministrativo spariva, un accertamento dell’Agenzia delle Entrate veniva annullato.

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Un sistema collaudato per incassare soldi sottobanco
e far sparire le pendenze: ci sono almeno dieci indagati


Almeno dieci persone sono oggetto delle indagini della Guardia di Finanza, che sta analizzando nel dettaglio quanto successo, soprattutto per capire chi non abbia controllato ciò che succedeva negli uffici di Equitalia per evitare la formazione di questo sistema di mazzette, che hanno causato un buco nell’attività di riscossione. L’inchiesta in corso potrebbe certificare un danno per le casse dello Stato che dovrebbe aggirarsi attorno al milione di euro. Per la modifica delle cartelle esattoriali e dei fermi amministrativi, secondo gli inquirenti esisteva un vero e proprio «tariffario»: da duecento a duemila euro per la cancellazione dei fermi e la modifica delle situazioni debitorie nonché dai 10 ai 50 euro per le visure.

sabato 5 maggio 2018

EQUITALIA SCONFITTA DUE VOLTE: ESIGEVA PAGAMENTI NON DOVUTI


Più volte abbiamo riportato di cause vinte dai cittadini con l’annullamento delle cartelle di Equitalia. Mancava però un caso di perseveranza di Equitalia nell’inviare alla stessa persona cartelle esattoriali inesigibili. 



Questa complicata vicenda giudiziaria ha come vittima un’operatrice socio sanitaria piemontese, che nel settembre 2014 si era vista pignorare un quinto dello stipendio da Equitalia, per via cartelle di pagamento per violazioni del codice della strada e atti di pignoramento che lei non aveva mai potuto vedere: le erano stati mandate a un domicilio che aveva lasciato nel 2009. L’unica via per riavere indietro le somme è stata rivolgersi al tribunale, che ha condannato Equitalia Nord spa a restituirle il capitale pignorato e risarcirla con 1.215 euro per averle preso dei soldi senza averne diritto. 

A dicembre 2017 però tutto ricomincia da zero, dato che arrivano due nuove intimazioni con cui l’ex Equitalia le chiede il pagamento di cartelle mai ricevute. 



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Inoltre parte delle cartelle risultano già prescritte. È assurdo che siano state commesse le stesse violazioni già sanzionate, a solo un anno di distanza, e anche in questo caso la soluzione è stata quella di rivolgersi al tribunale per ottenere l’annullamento delle intimazioni e il risarcimento del danno.

Serafino Di Loreto uno degli avvocati più noti e rappresentativi in Italia, fondatore di SDL Centrostudi, azienda in prima linea per risanare anomalie bancarie e finanziarie, ha fornito alcuni consigli relativi alla gestione delle cartelle di Equitalia: Come difendersi da Equitalia e dalle banche?

"Uno degli strumenti forniti dalla legge - spiega il noto avvocato - per bloccare i pignoramenti è la rateizzazione del debito, che prevede lo stop del pignoramento al pagamento della prima rata". 

"Un altro sistema per difendersi è dato da Equitalia stessa. Dato che è una struttura legata alla Pubblica Amministrazione, Equitalia soffre degli stessi vizi burocratici, e quindi commette innumerevoli errori come SDL Centrostudi ha più volte descritto". 

"Prima di procedere alla rottamazione delle cartelle esattoriali si devono sollevare tutti i vizi di forma presenti, in modo da evitare i rischi che la rottamazione presenta. Anche le notifiche via Pec non sono esenti da errori, dato che Equitalia continua a mandare le notifiche elettroniche in pdf e senza la necessaria firma digitale, rendendo quindi le cartelle annullabili senza nessuno sforzo. Il pdf allegato alla mail, senza firma digitale, non può considerarsi un valido documento informatico e non ne è garantita la genuinità e, secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale, non rappresenta un valido documento informatico, ma una mera copia".



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lunedì 23 aprile 2018

EQUITALIA? BATTUTA ANCORA UNA VOLTA DA UN IMPRENDITORE


I contribuenti vessati da Equitalia possono festeggiare! Un imprenditore di Castellammare di Stabia si è visto annullare dalla commissione tributaria locale una cartella esattoriale di 418.000 euro. Equitalia pur di ottenere i soldi era arrivata a ipotecare alcuni beni di sua proprietà. Ma all’imprenditore la maxi-cartella esattoriale non era mai stata notificata, e ciò ha portato all’annullamento e alla condanna di Equitalia a pagare spese processuali per 6mila euro.


La vicenda inizia il 20 marzo 2015, quando l’agenzia di riscossione notifica a un imprenditore edile una comunicazione di iscrizione ipotecaria con la quale intimava il pagamento entro 30 giorni di 418mila euro, in alternativa i beni ipotecati sarebbero stati venduti. La somma richiesta derivava da una cartella di pagamento notificata, secondo l’agente di riscossione, il 7 ottobre 2014. 

Nella realtà, mai notificata. In assenza della notifica o della prova dell’avvenuta notifica della cartelle di pagamento, contenenti l’iscrizione dei ruoli, quali titoli esecutivi, o nell’ipotesi di invalidità della notifica stessa viene a cadere il presupposto del diritto all’invito a pagare e all’eventuale iscrizione ipotecaria, le quali risultano illegittime in quanto la nullità della notifica degli atti presupposti comporta l’invalidità di quelli conseguenti. 

Avvocato Serafino Di Loreto
Di conseguenza il ricorso presentato poteva avere un’unica soluzione, e il giudice della commissione provinciale tributaria ha annullato sia l’iscrizione ipotecaria, salvando i beni della società, sia la cartella di pagamento di 418mila euro, perché mai notificata. 

"Equitalia è ufficialmente morta - spiega l'avvocato Serafino Di Loreto, fondatore di SDL Centrostudi ma continua a fare danni e a presentare cartelle pazze e a iscrivere imprenditori e persone comuni nel registro delle ipoteche senza ragione alcuna, e la situazione potrà solo peggiorare. Con il cambio di nome in Agenzia delle Entrate – Riscossione ne sono stati estesi i poteri, concedendo l’accesso alle principali banche dati". 



giovedì 11 gennaio 2018

EQUITALIA BEFFATA: CARTELLE NULLE SE NON VIENE VERIFICATO L'INDIRIZZO. SENTENZA STORICA

A Rovigo provvedimento beffa per Equitalia, l’ente di recupero crediti.




“La cartella esattoriale è nulla se non viene verificato l’indirizzo”: questa la sentenza di un giudice di pace del tribunale di Rovigo su Equitalia. Che, dopo la sconfitta, subisce anche la beffa perché in caso di indirizzo non verificato l’ente di recupero crediti è anche chiamato a pagare le spese legali.




La sentenza in questione è stata emessa nei giorni scorsi in seguito al ricorso vinto da un automobilista che si è visto recapitare una salatissima cartella esattoriale da Equitalia, comprensiva di interessi per ritardi nel pagamento. Peccato però che la “vittima” non abbia mai ricevuto la multa originaria né il suo importo, motivo per cui si è rivolto al giudice di pace. 

Vincendo il ricorso contro Equitalia, che dunque non potrà più limitare i suoi compiti alla richiesta dei crediti insoluti da parte dei Comuni e inviare le cartelle esattoriali. Prima di inviare le varie cartella dovrà necessariamente verificare che la procedura di notifica e la validità del titolo rispondano ai requisiti normativi.

giovedì 7 dicembre 2017

EQUITALIA SCONFITTA! LA NOTIFICA NON PUÒ AVVENIRE TRAMITE PEC

L'Agenzia delle entrate è stata sconfitta in commissione tributaria e sono state annullate tutte le cartelle per svariati migliaia di euro ad un utente cilentano perché "la notifica a mezzo PEC, effettuata dalla Agenzia delle Entrate – Riscossione, non ha validità di notifica, quando sprovvista di tutti i requisiti previsti dalla legge"


È notizia di qualche giorno fa della vittoria di un cittadino presso la Commissione Tributaria, cui si era rivolta la Equitalia, che aveva già subito uno “smacco” in primo grado.

Nell’occasione il legale che difendeva il cittadino vessato ha ottenuto che la Commissione rigettasse l’appello dell’Ente, che si è visto annullare cartelle per svariate migliaia di Euro. E ciò, sul presupposto che le cartelle, poste a base di un preavviso di fermo e di iscrizione ipotecaria, emesse a carico di una società da lui assistita, sono state notificate a quest’ultima a mezzo PEC (posta elettronica certificata).
Il  tema della notifica delle cartelle esattoriali a mezzo PEC è stato affrontato con l'opposizione  alle controdeduzioni di parte avversa, ottenendo l’ennesimo riconoscimento della bontà delle sue argomentazione.

La predetta sentenza resa dalla Commissione Tributaria Regionale di Napoli, sezione di Salerno, unico precedente giurisprudenziale nella regione Campania, sancisce un principio molto importante e, cioè, che la notifica a mezzo PEC, effettuata dalla Agenzia delle Entrate – Riscossione, non ha validità di notifica, quando sprovvista di tutti i requisiti previsti dalla legge.


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lunedì 9 ottobre 2017

EQUITALIA: PAGA IN RITARDO I FORNITORI, MA PRETENDE PAGAMENTI IMMEDIATI DAI CREDITORI

Forte con i deboli e debole con i forti. È il solito  paradosso che può capitare solo in Italia, spiega Repubblica. L'ex agente della riscossione ha accumulato un ritardo nel pagamento delle fatture di 13 giorni medi rispetto alle scadenze della legge, nel corso del 2016. Tra i comuni il peggior risultato è di Scicli, in Sicilia, con quasi due anni di ritardo



MILANO - La Cgia di Mestre denuncia: "Equitalia è implacabile quando si tratta di andare a caccia dei soldi che i contribuenti devono versare, ma non è altrettanto inflessibile quando si tratta di pagare i suoi fornitori". Secondo l'associazione degli artigiani, che ha analizzato la banca dati del Mef sui pagamenti delle Pa, l'anno scorso Equitalia - che da luglio è stata riaccorpata nell'Agenzia delle Entrate - Riscossione - ha saldato le fatture dei propri fornitori in ritardo rispetto ai tempi fissati dalla normativa.

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I numeri dicono che l'anno scorso sia Equitalia Spa sia l'Inail hanno pagato i propri fornitori con 13 giorni di ritardo medi ponderati rispetto a quanto previsto dalle disposizioni di legge, che prevedono il pagamento fattura entro 30 giorni dalla data di ricevimento, altre Amministrazioni finanziarie sono andate oltre: "L'Inps, ad esempio, ha onorato gli impegni di pagamento con 29 giorni medi ponderati di ritardo e la Sogei Spa (società di Information technology del Ministero dell'Economia delle Finanze) con 14". Continua la Cgia: "Anche per molti ministeri il rispetto dei tempi di pagamento è un optional. Se nel 2016 agli Interni hanno saldato le fatture con 58 giorni medi ponderati di ritardo, il ministero della Giustizia lo ha fatto dopo 52, la Difesa dopo 46 e lo Sviluppo Economico dopo 38. I più virtuosi, invece, sono stati il dicastero dell'Ambiente, che ha anticipato il saldo fattura di 7 giorni, e i ministeri degli Esteri e dell'Economia e delle Finanze che, entrambi, hanno liquidato i fornitori 4 giorni prima della scadenza di pagamento". 

L'articolo continua su Repubblica

sabato 19 marzo 2016

EQUITALIA CONDANNATA SE INSISTE IN UNA PRETESA INFONDATA

Lite temeraria a carico dell’esattore che insiste nella sua pretesa della quale, sulla base dei documenti in suo possesso, è manifesta l’infondatezza. Così ha stabilito la Cassazione ai danni di Equitalia con l’ordinanza del 22 dicembre 2015, n. 25852.




Nei fatti di causa, già il Tribunale di Torino aveva respinto l’opposizione proposta da Equitalia per ottenere l’ammissione allo stato passivo del Fallimento di una S.r.l. di crediti erariali insinuati con due distinte domande tardive. Secondo il Tribunale, infatti, Equitalia aveva già chiesto ed ottenuto l’ammissione dei crediti in parola grazie ad un’altra domanda di insinuazione tardiva, di cui le due precedenti costituivano pertanto una “mera ed inammissibile duplicazione”. Inoltre, sempre secondo il Tribunale, Equitalia versava in una “colpa grave” per non aver verificato la correttezza del provvedimento di esclusione dei crediti: per questo, l’Ente della riscossione, oltre alle spese di lite, era stato condannato anche al pagamento della somma di 4mila euro. La decisione del Tribunale veniva nuovamente impugnata da Equitalia, questa volta davanti alla Cassazione.

E così si arriva alla pronuncia del 22 dicembre dei Giudici di Roma che, senza usare clemenza, hanno condannando Equitalia a pagare i 4mila euro precedentemente liquidati dal Tribunale. Su Equitalia grava un grave abuso: aver insistito per l’accoglimento della propria pretesa laddove poteva rendersi conto della sua infondatezza semplicemente osservando i dati in suo possesso. La Cassazione ha affermato: “Non v’è alcuna norma [...] dalla quale possa desumersi l’obbligo dell’agente (Equitalia) di impugnare il provvedimento di esclusione del credito e di insistere per l’accoglimento di una domanda della quale, sulla scorta dei documenti che sono in suo possesso, può agevolmente verificare la manifesta infondatezza”. 

Per saperne di più cliccare qui 

Fonte: Fiscopiù - Giuffrè per i Commercialisti 


EQUITALIA: 92 DIRIGENTI PREMIATI CON 1,5 MILIONI DI EURO

"La società a controllo pubblico, incaricata della riscossione dei tributi su tutto il territorio italiano, bastona i contribuenti con cartelle esattoriali vessatorie e premia con lauti compensi i suoi dirigenti". 
È quanto una ricerca de Il Giornale che pubblica il costo di Equitalia: 1,5 milioni di euro.



Su 92 dirigenti in carico alla società, 92 hanno ricevuto una retribuzione legata alla valutazione di risultato. Tutti bravi e meritevoli di ricevere il premio insomma. Alcuni hanno ottenuto una parte variabile più sostanziosa, vicina ai 45 mila euro. Mentre altri si sono dovuti accontentare di 3 mila euro. Ma nessuno è rimasto a bocca asciutta, andando puntualmente a integrare la parte fissa dello stipendio.

Continua il Giornale che  Mineo, per esempio, nel 2014 era accreditato di uno stipendio composto solo di parte fissa, ma di 260.400 euro. Un po’ di più del tetto di 240 mila euro fissato dal Governo di Matteo Renzi, che però è entrato in vigore dopo. Poi troviamo Renato Raffaele Vicario, che tra parte fissa (196.400 euro) e parte legata al risultato (34.800), ha incassato 231.200 euro. A seguire Luciano Mattonelli, forte di 230.200 euro (fisso di 196.400 più risultato di 33.800). Poco più sotto si collocano Marco Balassi con 225 mila euro (fisso di 189 mila più risultato di 36 mila), Carlo Lassandro con 223.200 euro (fisso di 189.300 più risultato di 33.900) e Mauro Bronzato con 212.300, (fisso di 166.400 più risultato di 45.900). Può essere il caso di registrare che lo stesso Bronzato, all’interno dei 92 dirigenti, è quello con il compenso più alto legato al risultato (i suddetti 45.900 euro).

La "cuccagna di Equitalia" è venuta a galla dopo che i dati del 2014 sono stati pubblicati dalla società controllata dalla Agenzia delle Entrate. Bisogna quindi precisare che questi dati si riferiscono a due anni fa, quando era ancora alla guida l'Ad Benedetto Mineo, sostituito l'estate scorsa dall'attuale, Ernesto Maria Ruffini. Ma le cose sembrano essere rimaste invariate: infatti tutti i dirigenti premiati si trovano tuttora nei ranghi della società.