lunedì 11 marzo 2019

Serafino Di Loreto, l’imprenditore che tutela gli italiani in crisi

Con ‘SDL Centrostudi’ ha restituito oltre 250 milioni di euro nelle tasche di privati, famiglie e imprese.
Serafino Di Loreto
Ha persino fatto fondere e donato la ‘Campana della Nuova Vita’ alla parrocchia di Castenedolo, nel bresciano, in cui visse la propria infanzia, in memoria delle troppe vittime, negli ultimi anni, di banche e fisco ingiusti. Gente che è giunta oltre il limite estremo della disperazione per colpa delle numerose ingiustizie subite da parte di enti creditizi ed erariali.
Il 2018 appena conclusosi è stato un buon anno per Serafino Di Loreto, il professionista lungimirante e competente che in anni recenti ha fondato la società ‘Sdl Centrostudi spa’, con sede a Mazzano, in provincia di Brescia. 
La rinomata struttura professionale si occupa principalmente di analisi contabili per il recupero del credito di anatocismo e usura sui conti correnti e rapporti bancari in genere. E negli anni scorsi, anche per la crisi economica, è stata protagonista una rapidissima crescita in tutta Italia che l’ha portata alla ribalta nel mondo dell’imprenditoria locale e nazionale. 
L’azienda dal 2010, anno della fondazione a oggi, in soli otto anni ha assistito e aiutato, su fronti differenti e molteplici, oltre 150 mila italiani – privati e imprese – a uscire dalla crisi: restituendo, annullando e/o compensando circa 250 milioni di euro (riferiti a cartelle esattoriali, aste e pignoramenti bloccati o cancellati, interessi bancari illeciti su vari fronti) ingiustamente sottratti da banche e fisco ai loro legittimi proprietari. 
Dal 2010 a oggi, ‘Sdl Centrostudi Spa’ “ha versato oltre 30 milioni di iva, ben 20 di imposta sul reddito, e distribuito 50 milioni di euro in provvigioni! Dagli albori – dichiara Serafino Di Loreto - abbiamo dato lavoro a 120 dipendenti diretti sino al 2016, a più di 400 avvocati sparsi in tutta Italia e ad oltre 40 periti e consulenti. Dal 2010 a oggi, il fatturato prodotto dalla società è di oltre 160 milioni di euro”.
Per poi proseguire: “Abbiamo fatto quasi 50 mila perizie a pagamento, trasformando questo importante strumento di indagine e analisi in un mezzo accessibile a tutti: specialmente ai più deboli che, grazie a costi nazionalpopolari delle perizie, hanno potuto servirsene, evitando che in un campo così delicato, quale quello del diritto bancario, la giustizia restasse un fatto meramente elitario e per i soliti pochi abbienti”, ricorda il professionista bresciano. “Oltre a essere stati i primi in Italia ad aver affrontato su vasta scala la questione dell’anatocismo/usura, e di tutti gli aspetti collegati, siamo anche stati i primi ad esserci dotati di polizze stipulate con importanti operatori del settore, che garantiscono la copertura delle spese legali, in caso di soccombenza”, prosegue ancora Di Loreto, imprenditore poliedrico e di successo attivo anche in altri molteplici settori.
A Mantova, con la società ‘Ecoval’ il fondatore di ‘SDL Centrostudi Spa’ ha sviluppato un progetto con il patrocinio del Comune stesso e la cooperativa ‘Il Solco’ che ha consentito di avviare il risanamento dell’area cittadina dell’ex petrolchimico ‘IES’, salvando ben 20 posti di lavoro, e attivando una produzione in stile green, grazie alla coltivazione di una speciale radice che nel sottosuolo bonifica il terreno, mentre in superficie si sviluppa rapidamente come un alto canneto atto alla produzione di combustibile tipo pellet.  In pratica, ha acquisito e riconvertito una delle più storicamente importanti realtà industriali cittadine, trasformandola da inquinante a struttura che crea disinquinanti.
Mentre a Bergamo Serafino Di Loreto ha rilevato altresì un’azienda, proveniente da tre fallimenti, che fino a novembre 2017 perdeva circa 400mila euro al mese. Oggi, dopo soli 12 mesi, l’azienda ribattezzata ‘DL Sintered SRL’ ha fatturato ben oltre 8 milioni di euro, debiti zero, e continua a garantire lavoro e futuro a 35 dipendenti “ritirati dal fallimento” che altrimenti sarebbero rimasti a casa: qui grazie a un innovativo processo di stampaggio di polveri vengono creati ex novo componenti meccanici poi esportati in tutto il mondo.

giovedì 31 maggio 2018

A GAETA LA GIORNATA DEDICATA AL CONTRASTO DEL GIOCO D'AZZARDO

I dati allarmanti del gioco d'azzardo in terra pontina sono stati analizzati dal sociologo Maurizio Fiasco. Sociologo, collaboratore della Fondazione SDL. 



Sabato 26 maggio la Caritas Diocesana di Gaeta ha organizzato, in collaborazione con Cdla e Libera Presidio Sud Pontino una giornata dedicata al gioco d’azzardo. Ha partecipato anche il Prof. Maurizio Fiasco, esperto attivo nella lotta contro l’azzardo. Il relatore è sociologo, collaboratore della Fondazione SDL per l’educazione finanziaria delle imprese e per gli studi aziendali, collaboratore della Consulta nazionale della Fondazione Antiusura, presidente di ALEA – Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio, nonché insignito dell’onorificenza quale “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avendo indirizzato le sue ricerche sui fenomeni del gioco d’azzardo e dell’usura. 

I dati riguardanti l’azzardo sul territorio sud pontino, pubblicati recentemente dal Gruppo Editoriale Gedi, sono a dir poco allarmanti. La media delle giocate pro capite per l’azzardo, per le sole macchinette Awp e Vlt nel 2016, è stata di circa 900 euro, molto al di sopra di quella nazionale e corrispondente a una incidenza sul reddito di circa il 6%. La diffusione di macchinette slot machine è pari a 1.250 con una media di 7,5 apparecchi per 1000 abitanti; analogo è il discorso per tutte le varietà dei “gratta e vinci” e le diverse tipologie di lotterie.

La Fondazione SDL nasce per l’educazione finanziaria delle imprese e per gli studi aziendali, seguendo gli stessi valori etici SDL Centrostudi ha deciso di adottare nel declinare la propria idea di responsabilità sociale d’impresa, fornendo un’azione non solo di supporto legale, ma anche educativa in ambito finanziario/bancario a tutti quei soggetti, aziende e famiglie produttrici, che versano in condizioni di sovra indebitamento e rischio di usura bancaria. 

La Fondazione SDL è un contributo di SDL Centrostudi allo sviluppo sostenibile e al rafforzamento della coesione sociale attraverso il ripristino della correttezza dei rapporti tra il sistema finanziario/bancario e imprese laddove si siano manifestate asimmetrie informative, usura bancaria e vessazioni nei confronti di molte aziende. 

Il comitato scientifico e gli operatori di Fondazione SDL, su mandato del C.d.A., hanno avviato o stanno avviando collaborazioni e/o iniziative di assistenza con tutti i soggetti previsti dallo statuto come destinatarie dell’attività e delle iniziative ordinarie e straordinarie della Fondazione:


  • Comunità civiche e le famiglie 
  • Aziende di tutti i territori di interesse 
  • Rappresentanze delle parti datoriali e sindacali 
  • Le comunità degli affari di tutti i territori economici interessati 
  • Istituzioni scientifiche ed universitarie 
  • Studiosi nelle discipline economiche, sociali e giuridiche 
  • Le Camere di Commercio 
  • Il sistema bancario e finanziario

lunedì 28 maggio 2018

DONNA DISABILE DI 71 ANNI SOTTO SFRATTO, MA EQUITALIA PRETENDE 1 MILIONE DI EURO

La denuncia è partita dal figlio di una donna di 71 anni ex titolare di una sartoria: «Costretto a sistemarla nel mio camper. La porterò così davanti al municipio»



Equitalia pretende da lei oltre un milione di euro: 1.133.655,90 euro per la precisione. Tuttavia questa signora (il cui nome non viene divulgato per motivi di privacy) che a 71 anni ed era titolare di una sartoria oggi vive solo della pensione ed è in condizioni di salute molto precarie – per le quali assume fino a 30 farmaci al giorno.

La pensione non le consente di affrontare con serenità le spese quotidiane. Non è neppure in grado di pagare l’affitto e, anzi, grava su di lei un’ingiunzione di sfratto ormai in scadenza. Il prossimo 23 maggio lei e il suo compagno dovranno lasciare la casa al piano di sopra del capannone che un tempo ospitava la lavorazione sartoriale.

Ai tempi d’oro la sua sartoria, che riparava su misura capi d’abbigliamento firmato – Max Mara e Fendi per citare alcune marche –, dava lavoro a 20 persone. Ma negli ultimi anni l’attività, complice la crisi, si è ridotta inesorabilmente, fino a cessare. E Paola ora non può permettersi neppure le spese per le prassi burocratiche di chiusura.

Storie  di quasi ordinaria amministrazione purtroppo. Di questa triste vicenda ne ha parlato la Gazzetta di Reggio

Le cartelle di pagamento di Equitalia, o come si chiama ora "Agenzia delle Entrate-Riscossione”, sono un incubo ricorrente nella vita degli italiani. SDL Centrostudi, società bresciana esperta nel campo della lotta agli abusi bancari e degli agenti di riscossione ci spiega come si evita di incorrere in sanzioni più gravi come il pignoramento dei beni. 

lunedì 21 maggio 2018

I "FURBETTI" DI EQUITALIA

Equitalia, o per meglio dire Agenzia delle Entrate – Riscossione, si rivela sempre più una macchina spietata nata solo per estorcere soldi, senza curarsi minimamente delle condizioni personali di chi ha la sventura di ricevere una delle loro famigerate cartelle esattoriali.  Ma è in corso un accertamento perché pare bastasse pagare una mazzetta alle persone giuste e magicamente le cartelle esattoriali risultavano di importi inferiori, sparivano fermi amministrativi e gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate venivano annullati.




Una delle ultime vittime di questa macchina aspira soldi è un pensionato leccese al quale Equitalia avrebbe voluto pignorare la pensione di vecchiaia, pari a Euro 587,66 al mese. 

Tutto nasce, come ci si può aspettare, da una serie di cartelle esattoriali, che superano la spaventosa cifra di 143.000 euro. Per ottenere il pagamento delle cartelle, Equitalia aveva decretato il pignoramento del quinto della pensione, secondo quanto previsto dalla legge. La stessa legge che ha salvato il pensionato, dato che la pensione può essere pignorata solamente nella misura di un quinto di quanto rimane della stessa dopo avere detratto una somma pari all’assegno sociale aumentato della metà, ossia il cosiddetto minimo vitale impignorabile che, per il 2015, equivaleva ad Euro 672,78 (oggi è pari a Euro 679,50). E, come abbiamo visto prima, la pensione mensile è decisamente inferiore, e quindi non pignorabile. 

Equitalia però dovrebbe prestare molta attenzione a ciò che succede al suo interno, più che pignorare le pensioni illegalmente. 

ARRIVANO I "FURBETTI"

Dentro Equitalia Sud, la stessa che cercato di pignorare la pensione, bastava pagare una mazzetta alle persone giuste e magicamente le cartelle esattoriali risultavano di importi inferiori, sparivano fermi amministrativi e gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate venivano annullati. Una cartella esattoriale diventava di importo più basso, un fermo amministrativo spariva, un accertamento dell’Agenzia delle Entrate veniva annullato.

Approfondisci la notizia
Un sistema collaudato per incassare soldi sottobanco
e far sparire le pendenze: ci sono almeno dieci indagati


Almeno dieci persone sono oggetto delle indagini della Guardia di Finanza, che sta analizzando nel dettaglio quanto successo, soprattutto per capire chi non abbia controllato ciò che succedeva negli uffici di Equitalia per evitare la formazione di questo sistema di mazzette, che hanno causato un buco nell’attività di riscossione. L’inchiesta in corso potrebbe certificare un danno per le casse dello Stato che dovrebbe aggirarsi attorno al milione di euro. Per la modifica delle cartelle esattoriali e dei fermi amministrativi, secondo gli inquirenti esisteva un vero e proprio «tariffario»: da duecento a duemila euro per la cancellazione dei fermi e la modifica delle situazioni debitorie nonché dai 10 ai 50 euro per le visure.

sabato 5 maggio 2018

EQUITALIA SCONFITTA DUE VOLTE: ESIGEVA PAGAMENTI NON DOVUTI


Più volte abbiamo riportato di cause vinte dai cittadini con l’annullamento delle cartelle di Equitalia. Mancava però un caso di perseveranza di Equitalia nell’inviare alla stessa persona cartelle esattoriali inesigibili. 



Questa complicata vicenda giudiziaria ha come vittima un’operatrice socio sanitaria piemontese, che nel settembre 2014 si era vista pignorare un quinto dello stipendio da Equitalia, per via cartelle di pagamento per violazioni del codice della strada e atti di pignoramento che lei non aveva mai potuto vedere: le erano stati mandate a un domicilio che aveva lasciato nel 2009. L’unica via per riavere indietro le somme è stata rivolgersi al tribunale, che ha condannato Equitalia Nord spa a restituirle il capitale pignorato e risarcirla con 1.215 euro per averle preso dei soldi senza averne diritto. 

A dicembre 2017 però tutto ricomincia da zero, dato che arrivano due nuove intimazioni con cui l’ex Equitalia le chiede il pagamento di cartelle mai ricevute. 



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Inoltre parte delle cartelle risultano già prescritte. È assurdo che siano state commesse le stesse violazioni già sanzionate, a solo un anno di distanza, e anche in questo caso la soluzione è stata quella di rivolgersi al tribunale per ottenere l’annullamento delle intimazioni e il risarcimento del danno.

Serafino Di Loreto uno degli avvocati più noti e rappresentativi in Italia, fondatore di SDL Centrostudi, azienda in prima linea per risanare anomalie bancarie e finanziarie, ha fornito alcuni consigli relativi alla gestione delle cartelle di Equitalia: Come difendersi da Equitalia e dalle banche?

"Uno degli strumenti forniti dalla legge - spiega il noto avvocato - per bloccare i pignoramenti è la rateizzazione del debito, che prevede lo stop del pignoramento al pagamento della prima rata". 

"Un altro sistema per difendersi è dato da Equitalia stessa. Dato che è una struttura legata alla Pubblica Amministrazione, Equitalia soffre degli stessi vizi burocratici, e quindi commette innumerevoli errori come SDL Centrostudi ha più volte descritto". 

"Prima di procedere alla rottamazione delle cartelle esattoriali si devono sollevare tutti i vizi di forma presenti, in modo da evitare i rischi che la rottamazione presenta. Anche le notifiche via Pec non sono esenti da errori, dato che Equitalia continua a mandare le notifiche elettroniche in pdf e senza la necessaria firma digitale, rendendo quindi le cartelle annullabili senza nessuno sforzo. Il pdf allegato alla mail, senza firma digitale, non può considerarsi un valido documento informatico e non ne è garantita la genuinità e, secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale, non rappresenta un valido documento informatico, ma una mera copia".



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lunedì 23 aprile 2018

EQUITALIA? BATTUTA ANCORA UNA VOLTA DA UN IMPRENDITORE


I contribuenti vessati da Equitalia possono festeggiare! Un imprenditore di Castellammare di Stabia si è visto annullare dalla commissione tributaria locale una cartella esattoriale di 418.000 euro. Equitalia pur di ottenere i soldi era arrivata a ipotecare alcuni beni di sua proprietà. Ma all’imprenditore la maxi-cartella esattoriale non era mai stata notificata, e ciò ha portato all’annullamento e alla condanna di Equitalia a pagare spese processuali per 6mila euro.


La vicenda inizia il 20 marzo 2015, quando l’agenzia di riscossione notifica a un imprenditore edile una comunicazione di iscrizione ipotecaria con la quale intimava il pagamento entro 30 giorni di 418mila euro, in alternativa i beni ipotecati sarebbero stati venduti. La somma richiesta derivava da una cartella di pagamento notificata, secondo l’agente di riscossione, il 7 ottobre 2014. 

Nella realtà, mai notificata. In assenza della notifica o della prova dell’avvenuta notifica della cartelle di pagamento, contenenti l’iscrizione dei ruoli, quali titoli esecutivi, o nell’ipotesi di invalidità della notifica stessa viene a cadere il presupposto del diritto all’invito a pagare e all’eventuale iscrizione ipotecaria, le quali risultano illegittime in quanto la nullità della notifica degli atti presupposti comporta l’invalidità di quelli conseguenti. 

Avvocato Serafino Di Loreto
Di conseguenza il ricorso presentato poteva avere un’unica soluzione, e il giudice della commissione provinciale tributaria ha annullato sia l’iscrizione ipotecaria, salvando i beni della società, sia la cartella di pagamento di 418mila euro, perché mai notificata. 

"Equitalia è ufficialmente morta - spiega l'avvocato Serafino Di Loreto, fondatore di SDL Centrostudi ma continua a fare danni e a presentare cartelle pazze e a iscrivere imprenditori e persone comuni nel registro delle ipoteche senza ragione alcuna, e la situazione potrà solo peggiorare. Con il cambio di nome in Agenzia delle Entrate – Riscossione ne sono stati estesi i poteri, concedendo l’accesso alle principali banche dati". 



venerdì 16 marzo 2018

BANKITALIA: QUOTA ITALIANI A RISCHIO POVERTÀ SALE A 23%

Spesso si dice che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Secondo quanto riporta Bankitalia, il 5% delle famiglie più ricche italiane detiene il 40% della ricchezza del Paese  (in media pari a 1,3 milioni di euro). Al 30% delle famiglie più povere spetta invece solamente l'1% della ricchezza. 

sdl centrostudi

Nell'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane appena presentata, e riferita al 2016, il reddito equivalente medio delle famiglie italiane è cresciuto del 3,5% rispetto al 2014, registrando quindi un’interruzione nella caduta, avviatasi nel 2006. 

Sono però aumentate la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e la quota di individui a rischio di povertà. L'indice di Gini, una misura della disuguaglianza che varia tra 0 e 1, è salito al 33,5% (33% nel 2014 e 32% nel 2006), un livello simile a quello registrato nella seconda metà degli anni novanta dello scorso secolo. La quota di persone a rischio di povertà, cioè con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (una definizione analoga a quella impiegata dall'Eurostat), è salita al 23% (19,6% nel 2006). Il rischio di povertà è più elevato per le famiglie con capofamiglia più giovane, meno istruito, nato all'estero, e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno; tra il 2006 e il 2016 è diminuito solo tra le famiglie con capofamiglia pensionato o con oltre 65 anni. 

Tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta è diminuita, quasi interamente per effetto del calo del prezzo delle case. La flessione è stata più marcata per i patrimoni più elevati, anche se circa il 70% delle famiglie è proprietaria dell'abitazione in cui risiede. La quota di proprietari è però diminuita tra le famiglie con capofamiglia fino a 45 anni (dal 59 al 52 per cento tra il 2006 e il 2016). La quota di famiglie indebitate si è ridotta, dal 23% al 21%; per queste famiglie, le passività rappresentano circa il 18% del patrimonio lordo. Tra il 2006 e il 2016 il calo della quota di famiglie indebitate è stato più marcato (oltre 10 punti percentuali) per le famiglie con capofamiglia tra i 25 e i 45 anni, riflettendo soprattutto il minor ricorso al credito al consumo. La quota di famiglie finanziariamente vulnerabili è rimasta sostanzialmente stabile (circa 11% delle famiglie indebitate e circa il 2% del complesso delle famiglie).

CONSUMATORI SOVRAINDEBITATI? LA PROPOSTA DI SDL CENTROSTUDI 

La ‘Fondazione SDL’ e l’Avvocato Serafino Di Loreto, noto per le battaglie contro banche e fisco ingiusti, al servizio di cittadini e imprese soffocati da debiti ormai ingestibili

La crisi ha prodotto, in tutta la penisola, come suo ultimo e tragico effetto, una nuova categoria di soggetti in difficoltà: i cosiddetti ‘sovraindebitati’, ovvero cittadini, consumatori, liberi professionisti, artigiani e piccole e medie imprese che, a causa della perdita o del drastico scemare del lavoro, hanno visto ridursi pesantemente le proprie entrate, non riuscendo più a far fronte alla gestione delle proprie spese (in primis mutui, affitti, leasing, finanziamenti e versamento delle imposte). E ritrovandosi, così, in breve tempo, di colpo, letteralmente sommersi e travolti da un monte debiti in costante e impetuoso aumento. 

LA LEGGE SALVA-SUICIDI 

Proprio al fine di arginare tale dilagante situazione è stata varata 5 anni fa la cosiddetta Legge 3/2012 – meglio nota anche come ‘Legge salva-suicidi’ -, grazie alla quale è stato possibile salvare dal tracollo economico (ma anche fisico e psichico) persone ormai vittime da tempo della cosiddetta ‘morte civile’: impossibilità di intestarsi un bene mobile o immobile (auto o casa, per paura che venga aggredito dai creditori), impossibilità di accedere a finanziamenti o di avere carte di credito, bancomat.

Avv. Serafino Di Loreto
Avv. Serafino Di Loreto 
“Una legge efficace ma di cui poco o niente si parla, che consente una vera e propria rinascita per le persone sovraindebitate: le quali mettendo a disposizione parte del proprio reddito o il proprio patrimonio, si esdebitano: vale a dire che, con il poco che hanno, salvaguardando la loro parte di entrate atta a garantire il prosieguo di una vita dignitosa, ottengono la cancellazione anche fino al 90% del cumulo debiti maturato verso privati, banche e Fisco, compresa la rimozione del proprio nominativo da tutte le banche dati dei cattivi pagatori. E poter così ripartire da zero, liberi da ogni vincolo con un passato disastroso e pesante”, spiega l’avvocato Serafino Di Loreto di ‘SDL Centrostudi(www.sdlcentrsotudi.it), fondatore di ‘Fondazione SDL per l’Educazione Finanziaria delle Imprese e per gli Studi Aziendali’.
Per poi concludere: “Proprio in questi giorni, ‘Fondazione SDL’ si è resa disponibile in città a un tavolo di confronto in merito a un bando che prevede la possibilità di aprire uno sportello tecnico di ascolto e servizio per poter offrire assistenza, aiuto e tutela ai torinesi alle prese con contingenti problemi di sovraindebitamento”, dichiara Serafino Di Loreto.
Per contattare lo staff dell'Avvocato Serafino di Loreto potete compilare il form sul sito SDL 

giovedì 8 febbraio 2018

SONO LE FAMIGLIE ITALIANE QUELLE CHE SOSTENGONO LO SPAVENTOSO DEBITO PUBBLICO

Il tallone d’Achille economico dell’Italia è noto: il suo alto debito pubblico. Meno noto è che il debito privato è tra i più bassi d'Europa. Nel conteggio vanno inseriti gli svariati miliardi che le famiglie italiane hanno trasformato in crediti privati acquistando titoli di Stato, in gran parte BTP (Buoni del Tesoro Pluriennali). A cui è bene aggiungere 1.400 miliardi di liquidità (circa il 70% del debito pubblico) non ancora investita e che si trova nei conti correnti e che viene intaccata annualmente dall’inflazione.


Quando gli investitori stranieri iniziano a vendere BTP italiani, le famiglie italiane iniziano a comprare, andando a coprire la mancanza dei fondi esteri. L'ultima volta è accaduto durante la crisi del 2011 quando gli investitori stranieri sono fuggiti dal debito pubblico mentre le famiglie acquistavano in massa i BTp Italia che offrivano il 7-8% annuo.

Le famiglie italiane si sono rivelate essere, insieme alla Banca centrale europea che compra titoli di Stato nell'ambito del programma di quantitative easing, gli unici attori economici che sostengono il debito pubblico italiano.

Con le elezioni alle porte, la storia si ripete, con un’importante differenza: a differenza di quanto accaduto precedentemente, le banche stanno vendendo, più che acquistando, BTP, anche a seguito della crisi bancaria recente. La fine del QE, prevista per quest’anno, è un altro incentivo per gli investitori istituzionali per vendere i loro BTP, prima che l’inflazione torni a crescere in modo stabile e i rendimenti diminuiscano. 

Se non ci fossero quindi le famiglie probabilmente i rendimenti attuali – che già vedono l'Italia superata da Portogallo e Spagna e all'ultimo posto nell'Eurozona esclusa la Grecia – sarebbero probabilmente più alti. La dimostrazione si è avuta due giorni fa, con le borse in tracollo a causa della previsione della fine dei sostegni finanziari da parte delle banche centrali. In una seduta di debolezza di Piazza Affari, titoli bancari compresi, e per i corporate bond, i titoli di Stato italiani hanno recuperato già in mattinata le perdite iniziali, chiudendo la seduta poco mossi.

giovedì 11 gennaio 2018

EQUITALIA BEFFATA: CARTELLE NULLE SE NON VIENE VERIFICATO L'INDIRIZZO. SENTENZA STORICA

A Rovigo provvedimento beffa per Equitalia, l’ente di recupero crediti.




“La cartella esattoriale è nulla se non viene verificato l’indirizzo”: questa la sentenza di un giudice di pace del tribunale di Rovigo su Equitalia. Che, dopo la sconfitta, subisce anche la beffa perché in caso di indirizzo non verificato l’ente di recupero crediti è anche chiamato a pagare le spese legali.




La sentenza in questione è stata emessa nei giorni scorsi in seguito al ricorso vinto da un automobilista che si è visto recapitare una salatissima cartella esattoriale da Equitalia, comprensiva di interessi per ritardi nel pagamento. Peccato però che la “vittima” non abbia mai ricevuto la multa originaria né il suo importo, motivo per cui si è rivolto al giudice di pace. 

Vincendo il ricorso contro Equitalia, che dunque non potrà più limitare i suoi compiti alla richiesta dei crediti insoluti da parte dei Comuni e inviare le cartelle esattoriali. Prima di inviare le varie cartella dovrà necessariamente verificare che la procedura di notifica e la validità del titolo rispondano ai requisiti normativi.

giovedì 7 dicembre 2017

EQUITALIA SCONFITTA! LA NOTIFICA NON PUÒ AVVENIRE TRAMITE PEC

L'Agenzia delle entrate è stata sconfitta in commissione tributaria e sono state annullate tutte le cartelle per svariati migliaia di euro ad un utente cilentano perché "la notifica a mezzo PEC, effettuata dalla Agenzia delle Entrate – Riscossione, non ha validità di notifica, quando sprovvista di tutti i requisiti previsti dalla legge"


È notizia di qualche giorno fa della vittoria di un cittadino presso la Commissione Tributaria, cui si era rivolta la Equitalia, che aveva già subito uno “smacco” in primo grado.

Nell’occasione il legale che difendeva il cittadino vessato ha ottenuto che la Commissione rigettasse l’appello dell’Ente, che si è visto annullare cartelle per svariate migliaia di Euro. E ciò, sul presupposto che le cartelle, poste a base di un preavviso di fermo e di iscrizione ipotecaria, emesse a carico di una società da lui assistita, sono state notificate a quest’ultima a mezzo PEC (posta elettronica certificata).
Il  tema della notifica delle cartelle esattoriali a mezzo PEC è stato affrontato con l'opposizione  alle controdeduzioni di parte avversa, ottenendo l’ennesimo riconoscimento della bontà delle sue argomentazione.

La predetta sentenza resa dalla Commissione Tributaria Regionale di Napoli, sezione di Salerno, unico precedente giurisprudenziale nella regione Campania, sancisce un principio molto importante e, cioè, che la notifica a mezzo PEC, effettuata dalla Agenzia delle Entrate – Riscossione, non ha validità di notifica, quando sprovvista di tutti i requisiti previsti dalla legge.


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mercoledì 6 dicembre 2017

I LADRI? LAVORANO IN BANCA

SDL Centrostudi segnala le anomalie, vere e proprie truffe, ai danni di correntisti, a furia di carte bollate, dalla sua fondazione, attirandosi ire e critiche da più parti, ma ora finalmente qualcuno finalmente ammette a chiare lettere che le banche sono piene di ladri. 

Federico Ghizzoni, che per anni ha guidato Unicredit, nell'ultimo libro scritto dall’ex direttore del Sole24Ore, Roberto Napoletano, Il Cigno nero e il Cavaliere bianco conferma quanto sostenuto: «Nelle banche ci sono ladri». 

Che ovviamente non si derubano fra loro, ma derubano i risparmiatori e gli imprenditori. Che, senza l’intervento di SDL Centrostudi, non hanno nessuno che li difenda, e nemmeno così a volte la magistratura si schiera dalla parte dei derubati. L’ex numero uno di Unicredit, nel libro citato poco fa, dice a chiare lettere qualcosa che è diventato totalmente chiaro solo con il salvataggio di MPS: le banche si sono salvate a spese nostre. 

Queste le parole di Ghizzoni: “Non voglio giustificare nessuno, tanto meno i ladri che ci sono e vanno puniti in modo esemplare. Ma se le banche italiane hanno cominciato a vendere le obbligazioni in casa ai clienti, in modo anomalo, lo hanno fatto per necessità; bisogna prendere atto che ci fu nel novembre del 2011 un problema drammatico di proporzioni mai viste in termini di liquidità e che quel problema si è trascinato anche dopo, perché ha inciso sulla fiducia. Voglio essere ancora più chiaro: questa prassi è deprecabile, e la condanno, ma c' è chi lo ha fatto perché non aveva alternative e riteneva di poter ripagare. Alla fine, l'unico modo per fare provvista di lungo termine per questi è stato quello di utilizzare il canale retail. Se no nessuno ti dà niente”. Per chi non conoscesse il significato, "retail" vuol dire clientela, correntisti, risparmiatori, gente comune. In sintesi: risparmiatori e piccoli imprenditori.

Uno dei sistemi più rapidi e veloci per ottenere liquidità è stato quello di vendere obbligazioni subordinate ai propri clienti, con direttori di filiale e funzionari che avrebbe fornito informazioni incomplete ai clienti. I risparmiatori si sarebbero fidati delle promesse dei direttori di filiali sulla bontà dell'investimento, rimettendoci invece tutti i risparmi investiti. 

La cifra finale dei costi legati a queste spericolate azioni finanziarie è enorme: 70 miliardi di perdite per il sistema Italia, ripartite fra banche sane (10 miliardi), Stato (20 miliardi), risparmiatori (i rimanenti 40). In realtà il conto è tutto degli italiani, perché anche gli istituti sani si stanno ripagando l'esborso grazie ai rincari applicati su conti correnti, bancomat o bonifici. E, ovviamente, i soldi messi dallo Stato, sono i soldi dei risparmatori. 



E, naturalmente, gli istituti di credito, continuano a commettere i loro reati abituali, l’anatocismo e l’usura bancaria, da sempre al centro delle attività di SDL Centrostudi, come dimostrano alcuni dati. Oltre 150mila persone assistite in 7 anni, 407.943 pre-analisi gratuite effettuate sulle condizioni economiche di consumatori e soggetti in difficoltà, e ben più di 65.000 perizie effettuate su conti correnti e rapporti bancari in essere di privati e imprese strappati alla finanza spregiudicata messa in atto da finanziarie e istituti di credito di vario genere: tutti numeri che, nel complesso, hanno permesso sino a oggi di recuperare somme illecite sottratte agli italiani da Fisco, Equitalia, erario e banche per un totale complessivo di circa 240 milioni di euro.

domenica 12 novembre 2017

CONTI IN BANCA A RISCHIO: IL BAIL IN SI APPLICHERÀ A TUTTI I CORRENTISTI?

Ci avevano promesso, ripetuto e spiegato fino alla nausea che la regola del bail-in, ovvero il salvataggio delle banche in difficoltà in carico ad azionisti e correntisti e non più agli stati, avrebbe risparmiato i ‘covered deposit’, i conti correnti sotto i 100mila euro. Ma ora la Banca centrale europea sembra voler fare marcia indietro.


Se fino ad oggi la normativa metteva al riparo i titolari di depositi inferiori ai 100.000 euro dal bail in e da qualsiasi altro tipo di intervento coatto,  ora le cose cambieranno: il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo, infatti, già lo scorso febbraio, hanno chiesto alla Bce un parere sulla modifica di alcune normative bancarie proprio per la revisione della regola che ha già messo economicamente nei guai migliaia di risparmiatori italiani. 


Nel testo firmato dal governatore Mario Draghi e titolato “Opinione della Bce sulle modifiche al quadro di gestione delle crisi bancarie dell’Unione”, datato 8 novembre, si auspica l’introduzione di una sorta di pre bail-in, un periodo straordinario e limitato nel tempo (si parla di cinque giorni lavorativi) durante il quale tutti gli sforzi sono concentrati a “prevenire il grave deterioramento del bilancio di un istituto di credito”.

Secondo la Bce la moratoria dovrebbe servire a dare tempo alle autorità competenti per definire la procedura di risoluzione e prendere delle decisioni formali. Durante questo periodo transitorio, al fine di massimizzare l’efficacia degli interventi, la Bce si attribuisce dei “super poteri”, compreso quello di “autorizzare il prelievo di importi limitati ai titolari dei depositi garantiti”.

ANCHE I TUOI SOLDI SARANNO A RISCHIO

Da questo rischio non si salverebbero dunque nemmeno i correntisti i cui risparmi versati in banca sono ad oggi protetti dalle leggi nazionali e comunitarie.

Consapevole dei pericoli e dei problemi che una simile misura potrebbe causare (significherebbe in concreto che nessun conto deposito sarebbe più sicuro in Eurozona, se non quello in una banca too big to fail), la Bce precisa che “durante un periodo di transizione, i correntisti potranno avere accesso, entro cinque giorni dall’effettuazione della richiesta, a una somma appropriata dei loro conti deposito garantiti, in modo da poter far fronte alle spese quotidiane”. 

Ci sarà una corsa dei correntisti agli sportelli per prelevare i propri contanti? Anche a Francoforte sono consapevoli di questa possibilità. Intanto SDL Centrostudi sta monitorando la situazione. 



SDL Centrostudi, sempre a fianco dei correntisti contro l'usura bancaria, è una società all’avanguardia specializzata nell’analisi delle problematiche attinenti i rapporti con il sistema finanziario e bancario e nella lotta all’anatocismo, di ristrutturazione del debito delle imprese, del sovraindebitamento, dell’esdebitazione e di ogni aspetto del contenzioso tributario, offrendo sostanziali e concrete soluzioni. 


giovedì 12 ottobre 2017

CARTELLE: REGOLE NOTIFICHE VIA PEC ANCORA CARENTI

La notifica via PEC (Posta Elettronica Certificata) delle cartelle esattoriali da pagare è valida allo stesso livello della comunicazione ordinaria? Essendo la materia recentemente introdotta e sulla quale non vi è giurisprudenza univoca, analizziamo le problematiche. 

Il problema non è la comunicazione PEC in sé, quanto il documento in pdf allegato alla comunicazione certificata che contiene la cartella vera e propria e che, secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale, non rappresenterebbe un valido documento informatico, ma una mera copia.

Varie Commissioni Tributarie Provinciali hanno ritenuto infatti che i documenti inviati via PEC, scrupolosamente analizzati, sarebbero stati "del tutto carenti di quelle procedure atte a garantire la genuina paternità, nonché mancanti della firma informatica e/o digitale". Ancora, i documenti sono stati ritenuti non rispondenti a "criteri di univocità e di immodificabilità, per cui non garantiscono il valore di certezza e di corrispondenza", come, peraltro, confortato dall'assenza dall'attestazione di conformità, requisiti che, invece, sono indefettibilmente previsti dalle disposizioni normative.
Sul sito SDL Centrostudi potrete scaricare il PDF di un interessante articolo, pubblicato dal Quotidiano del Fisco del Sole 24 Ore, avente ad oggetto la notifica via PEC delle cartelle esattoriali e la mancanza di indirizzi uniformi della giurisprudenza. Lettura consigliata dallo Studio Legale Ziletti
La Commissione Tributaria Provinciale di Roma con la sentenza n. 1715 del 26/01/2017, ha ricordato che la notificazione a mezzo PEC si concretizza con  l'invio telematico del messaggio con allegato l'atto da notificare, cui consegue, ex artt. 3 e 6, dpr n. 68/2005, la consegna dello stesso al proprio gestore del servizio Pec, il quale rilascerà la ricevuta di accettazione, unico documento comprovante l'avvenuta spedizione del provvedimento, assumendo il medesimo valore probatorio proprio della ricevuta di spedizione nelle notifiche a mezzo posta;  la trasmissione del messaggio al destinatario, cui consegue, in caso di esito positivo, l'invio al notificante di una ricevuta di avvenuta consegna, unico documento idoneo a certificare la data e l'ora esatta di avvenuto recapito, nonché ad assicurare l'integrità della trasmissione, il tutto con valore legale garantito dall'apposizione della firma digitale, ex art. 24, dlgs n. 82/2005, purché sulla base di apposito certificato qualificato in corso di validità. 

Teniamo a ricordare come l’invio di una mail PEC su una casella di posta non PEC, fa decadere automaticamente il valore legale della PEC stessa, poiché non è possibile ottenere le ricevute di cui sopra

lunedì 9 ottobre 2017

EQUITALIA: PAGA IN RITARDO I FORNITORI, MA PRETENDE PAGAMENTI IMMEDIATI DAI CREDITORI

Forte con i deboli e debole con i forti. È il solito  paradosso che può capitare solo in Italia, spiega Repubblica. L'ex agente della riscossione ha accumulato un ritardo nel pagamento delle fatture di 13 giorni medi rispetto alle scadenze della legge, nel corso del 2016. Tra i comuni il peggior risultato è di Scicli, in Sicilia, con quasi due anni di ritardo



MILANO - La Cgia di Mestre denuncia: "Equitalia è implacabile quando si tratta di andare a caccia dei soldi che i contribuenti devono versare, ma non è altrettanto inflessibile quando si tratta di pagare i suoi fornitori". Secondo l'associazione degli artigiani, che ha analizzato la banca dati del Mef sui pagamenti delle Pa, l'anno scorso Equitalia - che da luglio è stata riaccorpata nell'Agenzia delle Entrate - Riscossione - ha saldato le fatture dei propri fornitori in ritardo rispetto ai tempi fissati dalla normativa.

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I numeri dicono che l'anno scorso sia Equitalia Spa sia l'Inail hanno pagato i propri fornitori con 13 giorni di ritardo medi ponderati rispetto a quanto previsto dalle disposizioni di legge, che prevedono il pagamento fattura entro 30 giorni dalla data di ricevimento, altre Amministrazioni finanziarie sono andate oltre: "L'Inps, ad esempio, ha onorato gli impegni di pagamento con 29 giorni medi ponderati di ritardo e la Sogei Spa (società di Information technology del Ministero dell'Economia delle Finanze) con 14". Continua la Cgia: "Anche per molti ministeri il rispetto dei tempi di pagamento è un optional. Se nel 2016 agli Interni hanno saldato le fatture con 58 giorni medi ponderati di ritardo, il ministero della Giustizia lo ha fatto dopo 52, la Difesa dopo 46 e lo Sviluppo Economico dopo 38. I più virtuosi, invece, sono stati il dicastero dell'Ambiente, che ha anticipato il saldo fattura di 7 giorni, e i ministeri degli Esteri e dell'Economia e delle Finanze che, entrambi, hanno liquidato i fornitori 4 giorni prima della scadenza di pagamento". 

L'articolo continua su Repubblica

lunedì 25 settembre 2017

SDL CENTROSTUDI PER LA CULTURA DELLA LEGALITÀ


L'Associazione Bang (cultura della legalità) con SDL Centrostudi, partner dell’iniziativa, organizza il 5 ottobre 2017 alle ore 21.00 a Cernusco Lombardo, in provincia di Lecco, la giornata di studio “La corruzione spuzza". Ne parla anche la testata Finanza e Business.  

Ospiti della serata:

Raffaele Cantone (Presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione)

Francesco Caringella (Consigliere di Stato)

Presso il Cine-Teatro San Luigi

Via Lecco, 45. Cernusco Lombardo (LC)


Ad accompagnare gli ospiti vi saranno Piero Calabrò e Roberto Romagnano, co-organizzatori e responsabili del “Progetto Legalità” (www.progettolegalita.com), che dal 2012 si propone l'obiettivo di una riflessione collettiva e partecipata in Lombardia sui temi della corruzione e della presenza mafiosa nell'economia, nella politica e nella società.

L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti e come di consueto sarà possibile seguire la diretta streaming sulla pagina Facebook @progettolegalitabrianza o il live twitting sul profilo Twitter di Progetto Legalità.

SDL Centrostudi, partner dell’iniziativa, è una società all’avanguardia specializzata nell’analisi delle problematiche attinenti i rapporti con il sistema finanziario e bancario e nella lotta all’anatocismo, di ristrutturazione del debito delle imprese, del sovraindebitamento, dell’esdebitazione e di ogni aspetto del contenzioso tributario, offrendo sostanziali e concrete soluzioni.


lunedì 14 agosto 2017

LA NUOVA "EQUITALIA" FA GIÀ DISCUTERE

Il 1 luglio è nata la nuova Agenzia Entrate – Riscossione, che prende il posto di Equitalia. Ma cosa cambia davvero? 




Per prima cosa, le cartelle esattoriali e, in genere, tutte le iscrizioni a ruolo e i procedimenti in corso non spariranno nel nulla: alla loro gestione ci penserà la nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione, ente pubblico che avrà dei poteri senza dubbio maggiori e più penetranti di Equitalia. In più l'Agenzia delle Entrate-Riscossione avrà la possibilità di accedere direttamente sui conti dei contribuenti così come Agenzia delle Entrate sin dal 2006. In altri termini, qualora il contribuente, nonostante la notifica di un avviso di accertamento esecutivo o di una cartella di pagamento decidesse di non versare le somme intimate, il nuovo organismo potrà acquisire con estrema facilità tutte le informazioni necessarie per procedere in via cautelare o esecutiva nei confronti del debitore (reperire informazioni relative ai conti bancari o postali, ai rapporti di lavoro ecc.). Azioni che Equitalia non era autorizzata a fare. 

Grazie al nuovo decreto fiscale, sarà possibile per l’agenzia adibita alle riscossioni accedere alle banche dati che, invece, erano vietate ad Equitalia, in modo da poter avere un prospetto completo dei beni eventualmente pignorabili. Al momento però il passaggio da Equitalia a Agenzia delle Entrate-Riscossione è bloccato da due gravi problemi. 

La Corte dei Conti, ha fatto sapere al Tesoro che la nomina dell’attuale numero uno di Equitalia Ernesto Maria Ruffini a capo dell’Agenzia in cui confluirà il braccio della riscossione “desta perplessità”. Le perplessità sono date dal fatto che la nomina proposta è in violazione della Legge Severino, che sancisce il divieto di affidare posizioni di vertice in un’amministrazione pubblica a chi nei due anni precedenti abbia svolto incarichi “enti di diritto privato regolati o finanziatidall’amministrazione o ente pubblico che conferisce l’incarico”. 

Il Consiglio di Stato ha rinviato al 27 luglio la decisione sul passaggio senza concorso dei dirigenti di Equitalia (formalmente una società privata) alle Entrate, contro cui ha presentato ricorso il sindacato dei dirigenti pubblici Dirpubblica. In caso contrario si configurerebbe, secondo la tesi di Dirpubblica, una violazione dell’articolo 97 della Costituzione e la loro nomina risulterebbe illegittima, come è accaduto nel caso dei “dirigenti incaricati” bocciati dalla Consulta. Il giudice amministrativo d’appello non ha accolto la sospensiva immediata, non ravvisando un danno “attuale”, ma ha fissato la discussione in camera di consiglio il 27 luglio.

AGGIORNAMENTO 

Niente cartelle esattoriali sotto l’ombrellone. E nemmeno per chi resta in città. Per due settimane Agenzia delle entrate-Riscossione sospenderà l’invio degli atti destinati a migliaia di contribuenti. L’obiettivo è ridurre al minimo i disagi e le incombenze in un periodo particolare dell’anno. 

Non ci sarà postino che busserà a cittadini o imprese per recapitare le tanto temute cartelle esattoriali. Dopo lo stop «lungo» fino al 2 ottobre concesso dall’Agenzia per le risposte ai controlli formali delle dichiarazioni dei redditi 2015 e la moratoria avviata dal 24 luglio fino al 16 ottobre per risposte alle segnalazioni di irregolarità inviate agli intermediari (Caf e professionisti), ora è il nuovo ente pubblico della riscossione, che ha preso il posto di Equitalia, a disporre il blocco delle notifiche fino al 20 agosto. 


Per approfondire

7 agosto 2017
Tregua di Ferragosto, Agenzia Riscossione sospende 16 mila cartelle
Soltanto 800 saranno inviate comunque perché considerate inderogabili
14 agosto 2017
Riscossione, le cause sulle cartelle sorpassano gli avvisi

mercoledì 9 agosto 2017

L'USURA BANCARIA DELLE FINANZIARIE

Non solo le banche commettono usura bancaria. Anche le finanziarie, che molte volte vengono in aiuto delle persone che si vedono rifiutare prestiti e mutui, commettono usura bancaria

sdl centrostudi  contro l'usura bancaria

L’ultimo caso assurto agli onori della cronaca è Findomestic, una delle maggiori società italiane di credito al consumo. L’amministratore delegato della società del gruppo Bnp Paribas, Carlo Fioravanti, il direttore generale Chiaffredo Salomone e il condirettore generale Giuseppe Jenzi andranno dunque a processo per il reato di usura in concorso fra loro, con “l’aggravante di aver commesso il fatto nell’esercizio dell’attività di intermediazione finanziaria”. 

Dall’analisi tecnica del rapporto tra il cliente denunciante e Findomestic è emerso che a essere affetto da usura è il contratto in sé, per via delle sue clausole. Trattandosi di un contratto standard è altamente probabile che molte altre persone lo abbiano firmato trovandosi a subire, senza nemmeno rendersene conto, tassi e condizioni usurarie. Di conseguenza i clienti Findomestic, firmando il contratto, accettavano inconsapevolmente tassi usurari contrari alle disposizioni di legge. 

La storia inizia nel 2007 con la concessione di un finanziamento di 25mila euro e una carta di credito revolving con un limite di fido di 1.500 euro. Dopo aver regolarmente pagato le prime cinque rate del finanziamento sono sorti i primi problemi e Findomestic ha iniziato ad addebitare al cliente ulteriori oneri a titolo di indennità per il ritardato pagamento. Nel 2009, a seguito di diverse rate e penali non pagate, Findomestic ha chiesto il rientro immediato, quantificando in poco più di 26.700 euro l’importo da pagare comprensivo di rate arretrate, debito residuo, indennità di ritardato pagamento e penali sul debito residuo.

Nel 2015, all’approssimarsi di azioni coattive, il cliente richiede un’analisi tecnico-contabile sul contratto e sulla somma richiesta da Findomestic. Analisi che ha rilevato come il contratto fosse usurario fin dal momento della sua stipula, permettendo alla finanziaria di ottenere numerosi soldi illecitamente. Esattamente come nel caso degli istituti di credito, SDL Centrostudi consiglia a tutti, persone e aziende, di approfittare dell’analisi gratuita per analizzare i rapporti con le finanziarie. In molti casi è possibile, oltre ad usura bancaria ed anatocismo, rilevare anche violazioni del Testo Unico Bancario, come la mancata consegna del piano d’ammortamento, impedendo così al cliente di conoscere alle varie scadenze l’ammontare del debito residuo e quanta parte delle rate mensili è costituita da interessi e quanta da capitale.

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SDL Centrostudi celebra 5 anni di attività contro anatocismo e usura bancaria


giovedì 27 luglio 2017

SDL CENTROSTUDI: UN AIUTO IN DIFESA DALLE BANCHE E DELL'USURA BANCARIA

SDL Centrostudi è specializzata nell'analisi dei contenziosi con il sistema finanziario-bancario, qual è la sua mission?



SDL è una società commerciale, non è una Onlus né un'Associazione ed è strutturata con trasparenza in modo tale che possa rendere un servizio e una utilità a tutti i soggetti che prendono parte a questo tipo di attività. SDL e tutte le persone che collaborano con essa mettono a disposizione la loro professionalità per garantire un servizio adeguato. E i fruitori di questo servizio non lo richiedono solo con spirito di rivalsa contro le banche o le finanziarie. 

Si rivolgono a SDL Centrostudi per risolvere problemi concreti, soprattutto in questo periodo di crisi, per ridurre il proprio indebitamento, contrapporsi magari a una modalità di esigere imposte e tasse a dir poco vergognosa. Così SDL investe non solo per dare possibilità di guadagno a chi lavora al suo interno, ma soprattutto per dare possibilità di riscatto per i clienti e le aziende che a SDL si rivolgono. Praticamente sono le banche stesse, con i loro comportamenti scorretti, a fare in modo che i loro utenti si rivolgano a SDL per riavere indietro i loro soldi.  

Quali sono i problemi principali che incontra SDL Centrostudi?

I problemi per una società come SDL Centrostudi arrivano al momento di andare in tribunale. Nonostante gli impegni, le promesse e i programmi, il processo tributario non rappresenta una priorità, sacrificato quindi sull’altare di necessità elettorali più impellenti. Nonostante ciò, l’esigenza di mettere mano alla giustizia tributaria è avvertita da tutti, anche se sembra mancare la volontà politica di risolverlo. All’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario, il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, nel ricordare che oggi ben il 47% dei ricorsi in Cassazione civile è tributario, ha lanciato il grido di allarme che nei prossimi anni sarà raggiunta la quota del 65%: che, in altre parole, i due terzi dei ricorsi in Cassazione sarà tributario.
Se il problema è la mole dei contenziosi (soprattutto in Cassazione), ci si deve chiedere le ragioni del fenomeno, in modo da intervenire direttamente sulle fonti del problema. Le cause appaiono essenzialmente due. 

1) Con una scelta che appare decisamente folle, le controversie tributarie, sono affidate a giudici onorari; a giudici, cioè, che giudicano “nel tempo libero” e, soprattutto, per compensi risibili. Dal lato dell’efficienza, è un sistema che sicuramente funziona, ma che lascia quantomeno perplessi in merito alle competenze di diritto tributario dei giudici onorari. 

2) Il giudizio di Cassazione non aiuta a risolvere le controversie, dato che che sempre più spesso si contraddice, anche a distanza di pochissimo tempo (come accaduto in materia di cumulo giuridico e di omessi versamenti o di conferimento e cessione di quote ai fini dell’imposta di registro), smarrendo così il ruolo di guida per la giustizia di merito (che sempre più spesso di discosta dall’orientamento della Corte di legittimità) e per gli operatori (anche l’Agenzia). 


Ebbene, è evidente che il tema della maggiore professionalizzazione dei giudici di merito e del recupero della funzione di guida della Cassazione sono intrecciati: con sentenze di merito redatte meglio, è naturale sperare in un calo del numero di ricorsi al giudice di ultima istanza, mentre con una giurisprudenza di Cassazione più univoca e convincente, si avrebbe non solo una giurisprudenza di merito più omogenea ma, al contempo, maggiori disincentivi a promuovere e proseguire istanze pretestuose. 

sabato 24 giugno 2017

BCE: "VENETO BANCA E POPOLARE DI VICENZA PROSSIME A FALLIRE"

La Banca centrale europea ha dichiarato che la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono "in fallimento o in  probabile fallimento". E ha informato il Single Resolution Board, (Srb) il quale ha deciso di non applicare la procedura di risoluzione. Le due banche quindi saranno liquidate secondo le procedure delle norme italiane.

Lo comunica oggi ADN Kronos che conferma come sia già pronto e immediato l'intervento del governo, che ha già pronta l'operazione di salvataggio. 

Rapida la risposta dell'avvocato Biagio Riccio, che sulla pagina Facebook di SDL Centrostudi replica con fermezza. Riportiamo la sua riflessione coraggiosa sul sistma di vigilanza delle banche 


SE UNA BANCA VALE UN EURO
Fa impressione sentire le cronache dei giornali che Intesa abbia offerto simbolicamente un euro per comprare gli asset positivi delle banche venete, mentre quelli negativi, crediti deteriorati in particolare, saranno a carico dello Stato ( la stessa operazione da sciacalli fu fatta con il Banco di Napoli).
È la funesta conclusione di una gestione ad opera di amministratori che hanno concesso fidi clientelari e non hanno saputo neppure gestire crediti deteriorati. Infatti si vuole procedere, giustamente, ad un'azione di responsabilità nei loro confronti 
Ma sorgono alcune domande:
1- Come è possibile che nonostante la capitalizzazione ( iniezioni miliardarie ) di Fondo Atlante la banca popolare di Vicenza sia dichiarata insolvente? 
2- Dove erano la Banca d' Italia e la Banca Centrale Europea quando nella pancia delle due banche, la Veneta e la Popolare di Vicenza, si sono formati montagne di sofferenze ( oltre 9,6 miliardi di euro ) che difficilmente saranno smaltite, con la conseguenza che il relativo buco ovviamente sarà pagato con soldi pubblici? 
3- Siamo alla settima banca che salta.E tardivo il governo con la sua Commissione di inchiesta che non prenderà il largo, perché siamo a fine legislatura.Il sistema bancario è marcio perché le banche non seguono la loro naturale vocazione: quella dell'intermediario che raccoglie i depositi ed attua gli investimenti. Corrono ai facili profitti, quelli dei derivati, della finanziarizzazione, scommettendo con i risparmi della povera gente. 
4- Bisogna avere il coraggio di punire banchieri senza scrupolo, ma anche BANCA D'ITALIA e la CONSOB che dormivano mentre il patrimonio dei risparmiatori italiani veniva mangiato vivo.
Abbiamo perso oltre un anno, bruciato milioni di euro ed il desolante destino è comunque quello della liquidazione di gloriose banche che hanno alimentato il nord est, la locomotiva dell'economia italiana. 
Se una banca vale meno di un caffè siamo al baratro dell'economia reale. La nostra è la Repubblica delle banane.

mercoledì 28 dicembre 2016

BANCHE: RITORNA L'ANATOCISMO?

“A seguito delle modifiche all’articolo 120 del Testo Unico Bancario introdotte dalla legge n. 49 del 2016, La invitiamo a rivolgersi al personale presso qualsiasi sportello della Banca, al fine di regolarizzare le modalità di regolamento degli interessi debitori riguardo al suo rapporto di conto corrente”.
Sono in molti ad avere ricevuto una comunicazione simile, via email o tramite posta tradizionale.  
Avvicinandosi la fine dell'anno, il 31 dicembre, data fatidica della nuova formulazione della legge sull’anatocismo per la maturazione degli interessi sul conto corrente, con l’ultima modifica all’articolo 120 del TUB si sancisce il divieto di anatocismo (anche se qualche interpretazione dello stesso parla di un raggiramento dell’articolo 1283 del codice civile), quando si conferisce al correntista la possibilità  di decidere come  regolarizzare la liquidazione degli interessi maturati sul conto corrente personale.
Dobbiamo ricordare che gli interessi debitori vengono conteggiati dalla data del 31 dicembre e sono esigibili il 1° marzo dell’anno successivo rispetto al mese in cui  sono maturati; nel caso di chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili.
Il cliente può autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale; l’autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo.
Questa possibilità che viene concessa al correntista nasconde, cioè, una sorta di “imposizione”: un obbligo di liquidazione degli interessi passivi solutori da rispettare entro 60 giorni che altrimenti  si tramuta in una automatica e legittima applicaione dell’anatocismo annuale. Nulla potrà salvare il correntista dall’aver previsto che “l’autorizzazione è revocabile in ogni momento, anche se prima che l’addebito abbia avuto luogo”.
Dal nuovo testo dell’art. 120 TUB sembra  che l’intervento del legislatore abbia inteso reintrodurre, almeno parzialmente la legittimità della pratica anatocistica.